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75° DELLA LIBERAZIONE DI FIRENZE
75° DELLA LIBERAZIONE DI FIRENZE
I documenti di Radio Cora donati al Comune

Sono iniziate stamani alle 7 con i rintocchi della Martinella le celebrazioni del 75esimo anniversario della Liberazione di Firenze. Dopo il suono della campana della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, che l’11 agosto 1944 annunciò alla città il ritorno alla libertà e alla democrazia, le celebrazioni sono continuate alle 9.45 in piazza Santa Croce, dove si è tenuta la cerimonia solenne dell’alzabandiera con la deposizione di una corona di alloro da parte delle autorità civili, religiose e militari e il ricordo dei caduti di tutte le guerre con le preghiere di suffragio. A seguire corteo diretto a Palazzo Vecchio.

Sull’arengario di Palazzo Vecchio, in piazza della Signoria, si sono tenuti poi l’intervento del sindaco Dario Nardella, di Leandro Agresti, nome di battaglia Marco, uno dei primi partigiani a salire a Monte Morello, e di Riccardo Mattei, figlio della partigiana Liliana Benvenuti ‘Angela’.

Queste alcune parti dell’intervento del sindaco Nardella: “Ogni anno per me è una grande emozione e un grande onore poter festeggiare insieme a questa città, medaglia d’oro della Resistenza, l’anniversario della Liberazione di Firenze.

Vorrei, inoltre, fare un saluto e un ringraziamento particolare a Federico Calcini, figlio di Giuliano Calcini medaglia d’argento al valor militare, comandante Nelson della brigata Giustizia e Libertà, che ebbe una posizione di rilievo all’interno del Comitato toscano di liberazione nazionale. Nel giugno 1944 una retata provocò la morte e l’arresto di alcuni membri di Radio Cora, la radio che consentiva la trasmissione di informazioni agli alleati. Allora Giuliano Calcini riuscì con una piccola radio ricetrasmittente a continuare l’attività di trasmissioni clandestine. Quella radio e altri documenti cartacei originali, spesso olografi, sono stati donati dal figlio Federico Calcini all’amministrazione comunale e saranno conservati e valorizzati nell’archivio comunale di via dell’Oriuolo e li utilizzeremo nei progetti che avremo con le scuole.

Sono ormai trascorsi tre quarti di secolo dall’11 agosto 1944, quando i rintocchi della Martinella annunciarono ai fiorentini che era imminente la liberazione e che, allo stesso tempo, chiamarono all’ultimo sforzo contro l’occupazione dei nazifascisti. Per la prima volta nel corso della campagna d’Italia non furono gli eserciti alleati, a cui rivolgiamo ancora una volta tutta la nostra gratitudine, ma furono per prime le forze antifasciste a nominare i vertici delle Istituzioni e a riconsegnare finalmente la città ai propri cittadini. E ciò ci rende ancora più orgogliosi di essere fiorentini e appartenere a questa storia.

Oggi a distanza di 75 anni quella stessa gioia carica di libertà, di pace, di uguaglianza non la troviamo solo scritta nei libri di storia, ma soprattutto scolpita nella Costituzione, per sancire quei valori per i quali lottarono e morirono gli antifascisti. Un patrimonio condiviso, che non può e non deve essere utilizzato in modo fazioso o politico, fra chi aveva partecipato impugnando le armi e tutti i cittadini che avevano subito le vessazioni della dittatura fascista e nazista e le sofferenze della guerra.

Anche oggi assistiamo al tentativo di alcune forze politiche e di alcune personalità di farci dimenticare o comunque di mettere in secondo piano quei valori di solidarietà e uguaglianza che si sono creati durante le sofferenze della dittatura fascista e che sono alla base della nostra Costituzione. Io credo che oggi chi parla di libertà dovrebbe ricordare che ci sono donne e uomini che sono morti per la libertà; vorrei sapere quante di queste persone, che mettono in discussione i valori della Costituzione, siano disposti a dare la vita per la libertà degli altri e anche dei propri avversari. Sentiamo così poco oggi parlare di pace, di solidarietà, di diritti. Anzi, troppo spesso sentiamo invocare in modo strumentale la sicurezza, cercando d’incastrarla in ogni ambito della nostra quotidianità, non come un diritto costituzionale del cittadino verso lo stato, ma come grimaldello del potere politico usato per dividerci e minare la coesione sociale del nostro Paese, spandendo a piene mani l’odio verso il prossimo, il disprezzo per il diverso e l’indifferenza verso le persone che oggi hanno più bisogno del nostro aiuto.

Pochi giorni fa è stata posta la fiducia in Parlamento su quello che è stato definito decreto Sicurezza bis. Io condivido le perplessità e anche i richiami formali molto severi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella soprattutto sul fatto che lo Stato italiano punisca con sanzioni, che arrivano addirittura a un milione di euro, coloro che fino a prova contraria salvano da morte certa le persone in mare. Sono questi i valori di solidarietà per i quali i partigiani hanno lottato? È questo lo Stato per il quale i nostri concittadini hanno versato il loro sangue? È questa l’Italia che vogliamo mostrare al mondo intero? Non penso. Io starò sempre in prima fila per difendere lo spirito che ha portato i partigiani a salire in montagna. Io, come tutti noi, continueremo a combattere quella visione di società che ispira provvedimenti spesso molto discutibili e si pone agli antipodi dei valori che hanno unito la cittadinanza per cacciare gli oppressori. Sono gli stessi valori che sono stati poi trascritti e hanno dato la vita alla nostra Costituzione.

Una società aperta, solidale, basata sulla legalità, il rispetto delle regole e la tutela dei diritti umani."


11/08/19

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