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GONFALONE DŽARGENTO PER ORSETTI
GONFALONE DŽARGENTO PER ORSETTI
Il padre: ŽUn esempio per il nostro camminoŽ

Cerimonia sobria ma commossa e sentita, protagonisti l’emozione e gli applausi più che le parole, questa mattina, a palazzo del Pegaso, per la consegna del Gonfalone d’argento alla memoria di Lorenzo Orsetti, il trentatreenne ucciso a marzo in Siria mentre combatteva al fianco del popolo curdo. È stato il presidente Eugenio Giani, su decisione unanime dell’Assemblea toscana, a consegnare il massimo riconoscimento del Consiglio regionale ai genitori Annalisa e Alessandro e alla sorella Chiara. Il presidente ha ricordato come l’iniziativa sia partita da una mozione presentata dal consigliere Tommaso Fattori, oggi al suo fianco nella consegna del Gonfalone d’argento.

“Mi sento di farlo – ha detto Giani – con la consapevolezza che Lorenzo Orsetti è morto nel rispetto di quei principi che abbiamo nel nostro Gonfalone, dove il Pegaso sta a significare libertà, democrazia, solidarietà e riproduce quei valori che la comunità toscana scelse, con quel simbolo, quando l’Italia dopo il ventennio fascista passava alla fase della Costituente e poi della Costituzione. Orsetti ha concretizzato quei valori fondanti, portandoli oggi, nella contemporaneità, con il suo impegno a fianco del popolo curdo. In lui – ha concluso Giani – vediamo la persona che tutti vorremmo essere per affermare i nostri valori, come lui ha fatto addirittura con la sublimazione della sua vita, a costo di morire sul campo di battaglia”.

“Vorrei evitare l’equivoco di ‘eroizzare’ la sua figura”, ha aggiunto Giani. “Lorenzo Orsetti teneva ad essere spontaneo, autentico, semplice, non cercava la gloria, ma la coerenza con il suo pensiero. Parlava di un impegno espresso nella voglia di lottare per l’emancipazione femminile, per una società giusta, a tutela dell’ambiente. L’esempio di Lorenzo entrerà nella storia – ha detto ancora il presidente del Consiglio regionale –, sarà visto sempre più con profondità di sentimenti”. L’impegno dell’uomo a fianco del popolo curdo è al centro dell’attenzione del presidente. Un popolo “che in modo aperto e trasparente aveva messo i suoi giovani a contrasto dell’Isis, in quello scenario di contrasti tra grandi potenze internazionali. Pensare che un fiorentino, ad un certo punto della sua vita, ha sentito un sussulto per scendere in campo a difesa del popolo curdo per contrastare il cancro dell’Isis mi ha creato un forte senso di solidarietà e partecipazione emotiva”. Di qui l’annuncio, nel corso della cerimonia, di un gemellaggio, un legato di amicizia, che intende promuovere con il Kurdistan iracheno, “per i valori in cui noi crediamo – ha spiegato Giani – e per testimoniare la vicinanza al popolo curdo”.

Il presidente ha parlato di una “profondità di condivisione del sacrificio da parte della famiglia”, che ha saputo sostenere la scelta coraggiosa “del figlio e del fratello”.

Commosso nel ricevere il riconoscimento del Consiglio regionale, il padre Alessandro ribadisce la sua visione: “Non facciamo di Lorenzo un santino. Ognuno può riprendere a modo suo quello che dell’esperienza di Lorenzo gli è piaciuto e può metterlo in pratica. Ci sono molte battaglie che possono essere intraprese oggigiorno, a casa nostra o nel mondo, battaglie ambientali, per i migranti, di giustizia sociale e democrazia. Sono tante le persone che lo hanno apprezzato”. Un velo di polemica traspare nelle sue parole, “aspetto ancora questa rivoluzione italiana che ancora non è partita”. Alessandro ricorda che è partita una campagna di crowfunding per poter raccogliere e pubblicare gli scritti di Lorenzo e che a settembre nascerà un’associazione dedita a mantenere vivo il ricordo del figlio.

Quanto al Gonfalone, spiega il padre, “sono convinto che sia un bel riconoscimento per quello che Lorenzo ha fatto. Secondo me se l’è meritato. Ha donato la sua vita per questa causa – risponde con voce rotta dall’emozione alle domande dei giornalisti –. Spero che rimanga un esempio per il nostro cammino. Come dicono sempre i curdi i martiri tracciano la nostra via e quando ci si chiede come continuare, la risposta è scegliendo da che parte stare e dedicando la propria vita a cause che riteniamo importanti e giuste.”

In chiusura della cerimonia il presidente ha annunciato “ogni anno, il 18 marzo porteremo una corona di fiori alla tomba del giovane”. Alla cerimonia hanno partecipato anche la sorella Chiara, la nonna Alda, la zia Cinzia , insieme ad amici di “Orso”.


08/07/19

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