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DISCARICA DI PATERNO
DISCARICA DI PATERNO
Prosciolti gli imputati nel processo di Genova

Il Tribunale di Genova ha prosciolto Lanciotto Ottaviani e sua figlia Tullia, gestori della ex cava e fornace di Paterno, nel Comune di Vaglia, Piero Raciti, legale rappresentante della Med Link di Aulla e altre quattro persone accusate di traffico di rifiuti nell´inchiesta sulle centinaia e centinaia di big bags contenenti polverino 500 mesh, provenienti da un impianto di recupero di rifiuti speciali della Med Link e ammucchiati nell´ex cava di Vaglia. Il giudice per l´udienza preliminare ha dichiarato il non luogo a procedere, e ha quindi prosciolto gli imputati per cui il pubblico ministero aveva chiesto invece il rinvio a giudizio. Le motivazioni sono attese in 30 giorni, ma per il giudice i sacconi di polverino 500 Mesh non sono dunque rifiuti. Determinante è stata la perizia richiesta dalla gip di Genova. Secondo l´esperto infatti il 500 Mesh non causa danni all´ambiente né alla salute, non è un rifiuto e non è pericoloso. E pertanto non deve preoccupare gli abitanti di Paterno, la frazione del Comune di Vaglia.Il giudice ha anche ordinato il dissequestro dei sacconi da una tonnellata l´uno. Erano 1.300 secondo le prime stime, sono secondo il perito 876, di cui 456 contati e siglati e 420 non raggiungibili.

La decisione del Tribunale di Genova potrebbe pesare anche sulle sorti del filone fiorentino del processo sulla discarica di Paterno dove sono imputati Lanciotto e Tullia Ottaviani, come a Genova difesi dagli avvocati Luca Bisori e Francesco Stefani. Negli scorsi giorni infatti Tullia Ottaviani ha chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato con l´acquisizione della perizia di Genova. Continua invece con il rito ordinario il procedimento per Lanciotto Ottaviani con il dibattimento fissato per l´8 marzo 2019. A Firenze il processo non riguarda i sacconi di polverino 500 Mesh, su cui era competente la procura di Genova perché l´azienda Med Link è di Aulla, territorio che ricade sotto la competenza ligure, ma i rifiuti che sono emersi quando gli investigatori dei Carabinieri Forestali, che con l´Arpat hanno avviato l´inchiesta a Firenze, hanno scavato nella cava di Paterno: fanghi di conceria, scarti delle salamoie della Solvay, rifiuti di demolizione, asfalto, plastiche e pneumatici. Regione e Comune di Vaglia sono parte civile.

FONTE: Adinolfi da firenze.repubblica.it


11/06/18

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