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NARDELLA: INASPRIRE LE PENE
NARDELLA: INASPRIRE LE PENE
Il Daspo urbano non basta

Il sindaco Dario Nardella è intervenuto stamani nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio nella cerimonia per 163esimo anniversario della fondazione del corpo di Polizia Municipale.

Alcuni stralci del suo intervento in cui ha trattato diversi argomenti riguardanti la sicurezza in città: “Il mio saluto è per la festa del Corpo di Polizia municipale nel 163esimo anno.

Grazie alle agenti e agli agenti di Polizia municipale che ogni giorno lavorano su molti e diversi fronti al servizio della città, a cominciare da chi sta in strada.

 

Per il miglioramento della mobilità cittadina siamo chiamati a realizzare un obiettivo difficilissimo, fino a qualche anno fa impossibile, e cioè realizzare due linee tramviare in tre anni e mezzo. Ma questo lavoro è accompagnato dalla presenza di 80 agenti che ogni giorno sono sugli incroci e in generale sulla viabilità interessata dai cantieri.

Un altro esempio: l’amministrazione ha regolato di recente con il Regolamento Unesco le attività economiche nel centro storico e la Polizia municipale, con il suo reparto di Polizia amministrativa, lavora ogni giorno per verificarne il rispetto.

 

La scorsa settimana, infine, come sapete, abbiamo voluto avviare, grazie al lavoro del comandante Casale e dell’Assessore Gianassi, un’azione che prevede un nuovo concetto di fare sicurezza urbana. Mi riferisco al modello di Polizia di comunità, in cui il cittadino è coinvolto nella sicurezza.

Quest’anno abbiamo portato a compimento l’assunzione di 47 nuovi agenti, già in servizio e nei prossimi due anni abbiamo già deciso di assumere altri 100 agenti, di cui 50 del concorso del prossimo marzo per avere un Corpo ancor più consistente, motivato e con un’età media più bassa.

 

Come sindaco intendo confermare l’impegno ad esercitare appieno i poteri che mi vengono conferiti per migliorare sempre più la sicurezza, non solo quale autorità locale, ma anche quale rappresentante periferico dello Stato, attraverso atti contingibili e urgenti nell’ambito della sicurezza urbana, come attribuiti dalle nuove norme.

E a proposito delle nuove norme va evidenziato quanto la legge Minniti, attribuisca alla Polizia municipale molti nuovi poteri.

Il Decreto infatti risponde all’esigenza da più parti avvertita, di fornire strumenti adeguati di contrasto al degrado urbano che così fortemente incide anche sulla percezione di sicurezza.

A Firenze, ad esempio, queste nuove norme sono state utilizzate. Se ricordo bene, il nostro questore Alberto Intini è stato uno dei primi ad applicare il Daspo urbano. E come abbiamo fatto noi con l’ordinanza contro lo sfruttamento della prostituzione. Una battaglia di civiltà, come detto più volte, prima ancora che di legalità perché nello sfruttamento e nella tratta ci sono delle vittime, e sono le donne, spesso minorenni, sempre strappate al loro Paese con ricatti e violenze, ridotte ad oggetti e gettate su marciapiedi e strade delle nostre periferie. Credo che questa battaglia richieda tempo, ma soprattutto senso civico e coscienza. Ed è grazie alle pattuglie di Polizia municipale, che sono al lavoro tutte le notti, che abbiamo cominciato a produrre qualche risultato significativo.

Sono tante insomma le novità introdotte dalle nuove norme: dal potere di ordinanza extra ordinem del sindaco alle disposizioni in materia di orari dei pubblici esercizi, la cui violazione viene efficacemente punita ed estesa anche agli esercizi cosiddetti di vicinato; dal numero unico europeo alla connessione delle sale operative, al deturpamento e imbrattamento, fino al tanto auspicato arresto differito esteso oltre che ai reati commessi in occasione di manifestazioni sportive, anche a quelli compiuti in occasione delle pubbliche manifestazioni di piazza.

Bisogna tuttavia evidenziare una lacuna, credo che questa sia l’occasione per dirlo; una lacuna che meriterebbe di essere colmata per rendere più incisivo lo strumento del cosiddetto Daspo urbano.

Allo scopo infatti di tutelare il decoro di particolari aree urbane ritenute per varie ragioni sensibili, sono state opportunamente introdotte delle misure di contrasto a quelle condotte che, pur non integrando violazioni di legge, compromettono la piena e corretta fruibilità degli spazi pubblici. In queste ipotesi, oltre all’irrogazione di una sanzione, l’organo accertatore ordina l’allontanamento da quel luogo. Nel caso reiterazioni del comportamento, il questore può provvedere, in analogia a quanto già sperimentato con successo negli stadi, all’emanazione di un Daspo di durata variabile a seconda dei casi.

L’ulteriore violazione è punita, nei casi più gravi, solamente con una sanzione amministrativa da 10.000 a 40.000 euro, quando mai si dovesse riscuotere, e la sospensione della patente da sei mesi ad un anno. Tale circostanza rende di fatto la norma piuttosto inefficace e non la caratterizza, come nelle intenzioni, salvo alcuni marginali profili, dal tradizionale foglio di via obbligatorio, il quale prevede peraltro l’allontanamento dall’intero Comune.

La Polizia municipale opera in materia di sicurezza urbana così come declinata dalle nuove norme Minniti. Voglio ricordare che è una cosa ben diversa dalla sicurezza pubblica che compete alle forze dell’ordine. Ma è innegabile che laddove la sicurezza pubblica è forte anche la sicurezza urbana (prevenzione della micro-criminalità, vivibilità delle zone della città…) è assicurata. Così come se la sicurezza pubblica traballa, diviene tutto più difficile per la sicurezza urbana.

 

Senza la collaborazione tra Polizia municipale, forze dell’ordine, autorità giudiziarie non avremmo potuto portare a termine ben 32 sgomberi di edifici occupati abusivamente e illegalmente negli ultimi 3 anni, quasi uno ogni mese, senza mai dover ricorre alla violenza, come purtroppo è avvenuto in altre città del Paese.

Oggi le forze dell’ordine fanno un grande lavoro nel contrasto alla criminalità e in particolare alla criminalità predatoria ma dobbiamo chiederci se il nostro sistema, norme e applicazione, funziona. È davvero efficace come auspichiamo? Svolge quella funzione preventiva?

Dobbiamo dare un giudizio positivo comunque alla legge 103 che ha convertito il decreto Orlando, che inasprisce le pene per i reati di criminalità predatoria, come il furto in appartamento, lo scippo, la rapina aggravata. Ma credo che si possa fare ancora di più sul fronte delle misure cautelari.

Vi sono dunque due aspetti sui quali il legislatore deve fare uno sforzo in più per conferire un vero effetto deterrente, anche alle nuove norme di cui abbiamo parlato, con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia e l’effettività della pena e dare ai nostri agenti anche ancora più motivazione ed energia a sentirsi parte di una strategia generale di contrasto ai reati delle nostre città.

Da un lato mi riferisco alla necessità di prevedere un più facile ricorso alle misure cautelari, dall’altro, in relazione alla legge di conversione del DL di polizia urbana, alla parificazione del Daspo urbano con quello efficacemente sperimentato negli stadi, spingendoci a prevedere, come in quel caso, che nei confronti delle persone che contravvengono al divieto di cui sopra, è consentito l’arresto nei casi di flagranza e, nell’udienza di convalida dell’arresto, prevedere, se ne ricorrono i presupposti, l’applicazione delle misure coercitive previste dal codice di procedura penale, come l’obbligo di presentarsi agli uffici giudiziari e l’obbligo di dimora.

Per questi motivi, ho deciso di avviare una campagna, anche con molti altri colleghi sindaci, per portare in Parlamento nuove norme che possano migliorare, implementare e completare quelle recenti e che abbiano al centro questo duplice obiettivo, fino anche a prevedere una raccolta di firme per una iniziativa di legge popolare.

Ma questa strada va percorsa con decisione e tenacia. Non esiste libertà democratica senza legalità e solo le Istituzioni e le forze dell’ordine sono depositarie del durissimo compito di garantire la legalità e la sicurezza. ´


09/10/17

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